School of Dub: incontro/intervista con Oxman

22 06 2011

Sabato 11 giugno Pisa ha avuto il piacere di ospitare Oxman, una persona di rilievo della scena reggae inglese (Dub Vendor, Soul Jazz Records): nel pomeriggio ha incontrato appassionati e addetti ai lavori al Sanantonio42, e dopo cena ha fatto danzare la città al Cantiere San Bernardo.

photo by www.albertomartini.com

La chiaccherata amichevole, visto il luogo e l’introduzione del padrone di casa, è partita col tema dei negozi di musica indipendenti e di un formato fondamentale e ancora in evoluzione, il vinile. Oxman ci racconta delle origini di Dub Vendor, uno dei protagonisti culturali per la musica in levare a Londra e nel Regno Unito. Fondato poco più di trenta anni fa da John MacGillivray, all’inizio il business consisteva in degli ordini postali, e coinvolgeva un raggio limitato di amici-clienti. Da casa propria, John sposto l’attività ad una bancarella, sempre a Clapham. In quegli anni la radio non era di grande aiuto per la diffusione del reggae, e i sound system erano importantissimi anche in questo senso. John si costruì presto un’ottima reputazione: se garantiva di trovare quella particolare canzone, si poteva stare sicuri che in meno di due settimane il disco era a Londra. Nel 1980 apre il record shack in Ladbroke Grove (a Notting Hill, luogo storico della comunità giamaicana londinese): una stanza in cui stavano strette anche sei persone e che conteneva a fatica l’energia che sprigionerà per decenni.

L’industria musicale giamaicana era molto diversa da quella internazionale, rappresentava una giungla sotto tanti aspetti, tra cui la produzione e la distribuzione. Alcuni dischi cadevano nell’oblio, e la fisicità e specificità di un formato come il vinile giocavano un ruolo complesso: è sufficiente pensare alle stampe e tirature, ed è utile riflettere pure sulla perdita o cancellazione dei file rispetto ai vinili. Oxman ascolta anche hip hop e tanti altri generi tipicamente legati al vinile, e sottolinea le peculiarità di questo supporto ricordando quanto rimase male quando perse dei dischi… gli successe anche di recente in Italia.

Poi prosegue con la narrazione e arriva al 1982, anno in cui fonda Dill-Ox, il suo sound system. In quegli anni Dub Vendor dà alla luce Fashion Records, etichetta e studio di registrazione seminali per il reggae inglese, e inna Cockney style. Entra in contatto con Gussie P e Frenchie, inizia il suo interesse per l’audio professionale e per la produzione musicale, immerso nell’attrezzatura basilare dell’epoca (drum machine e tastiere Yamaha): a fine anni ottanta lavora assieme al dj Tony Williams e al produttore Mad Professor, nel 1995 escono “Cappashot” e “Bubble Up” (G-Force & De Oxman). Al momento non sta producendo, non trovandosi pienamente a suo agio con le tecnologie e i meccanismi contemporanei, in ogni caso si ritiene un piccolo produttore, non certo un Bobby Digital.

Produrre alti volumi (proprio nel senso di portata in fisica) e far ascoltare le proprie uscite musicali spesso ripaga. Negli ultimi anni è diventato sempre più facile ed economico assemblare uno studio musicale e la comunicazione attuale permette di saltare alcuni intermediari della catena discografica. Senza aspettarselo, molti studi domestici si sono spontaneamente trasformati in etichette. E i singoli originati dall’underground possono fare il giro del mondo (si pensi ad artisti come UK Apachi e Geeneus).

Dal lato della cultura però le cose sono un po’ meno rosee. Il reggae è una musica popolare per natura, strettamente legata alle vicissitudini e alla realtà locale, ed è difficile non trasferire il proprio ego nella musica che si produce. Tuttavia ora in Jamaica si trova molto meno vinile di quello che ci si potrebbe aspettare e, come nell’hip hop dopo il 2000, l’ambizione a Billboard sembra il vero motore della musica. Prima dell’avvento di internet, aggiunge, la musica permeava molto di più la vita: un grosso problema dei formati digitali è proprio quello di non creare un rapporto fisico, non essere associabili ad una storia, fornire meno contesto, non favorire o stimolare la conoscenza in profondità. Questo si traduce, ad esempio, nel fatto che ai festival si trovi più merchandise che dischi, nel non conoscere quello che si balla nei club e nella chiusura dei negozi indipendenti. Quindi una consistente perdita a livello sociale, che purtroppo non riguarda solo il mondo reggae.

Ci parla inoltre della Soul Jazz Records, etichetta con cui ha collaborato per compilation e rimasterizzazioni di materiale Studio One. Tra i meriti maggiori della label cita l’attenzione alla cultura, la propensione al nuovo e la diffusione di vibrazioni. Esempi di queste tre qualità possono essere la stampa di un classico come “Real Rock” dei Sound Dimension, le compilation “Box of Dub” e la presenza della loro musica in festival eterogenei.

Alla domanda sul dubstep risponde che è un genere che ha portato avanti lo spirito e la filosofia dei sound system, in particolare nelle canzoni più genuine, quelle che hanno il soul o legate al dub. Questo perché la dimensione della dancehall è imprescindibile per sentire appieno il dubstep e perché tanti ragazzi sono arrivati in negozio e hanno scoperto la musica delle origini, anche per campionarla. Similmente alla jungle, inoltre, riflette il mondo in quel preciso periodo storico. E ricorda con entusiasmo le serate del Paradise, per lui i migliori eventi jungle di sempre.

La serata si avvicina, le ultime domande son state fatte e si intrattiene ancora un po’ in negozio, dopo aver cantato Bill Withers, ascoltato qualche canzone di Q-Tip, aver suonato qualche sette pollici (Sizzla e altro che non ricordo) e chiaccherato dell’Electrowerkz. Ci reincontreremo poco più tardi al Cantiere, tra Vibronics, Digital Mystikz e Lee Perry dell’apertura di DJ Darius e Sabbione, ma questa è un’altra storia ancora.

fabio

grazie a: Marco, Nadine, Matteo, Alberto, Francesco, Cantiere

Advertisements

Azioni

Information

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: