“Un dollaro e venti centesimi” (Charles Bukowski)

11 10 2010

“più di tutto gli piaceva la fine dell’estate, no l’Autunno, forse era autunno, sia come sia, faceva freddo alla spiaggia e lui amava fare delle passeggiate sulla battigia subito dopo il calar del sole, non c’era in giro nessuno e l’acqua sembrava sporca, l’acqua assomigliava alla morte, e i gabbiani non volevano addormentarsi, odiavano addormentarsi. e i gabbiani calavano in basso, volavano bassi domandandogli gli occhi, l’anima, quel che restava della sua anima.

se non vi è rimasta molta anima, e lo sapete, vi resta ancora dell’anima.

poi lui si metteva a sedere e fissava l’acqua fino all’orizzonte e quando si fissa l’acqua fino all’orizzonte, diventa difficile credere in qualsiasi cosa. ad esempio che c’erano nazioni come la Cina o gli Stati Uniti o un posto come il Vietnam. o che una volta era stato bambino. no, pensaci un po’ su, non era poi così difficile crederlo; la sua infanzia era stata un inferno, non riusciva a dimenticarla una cosa così. e la maggiore età: tutti i lavori e tutte le donne, e poi niente donne, e adesso niente lavoro. un barbone a 60 anni. finito. un niente. aveva un dollaro e venti centesimi di spiccioli. una settimana d’affitto già pagata. […]”

Bukowski il misantropo. Tante volte, superficialmente, si è fatto questo ritratto di lui. “Un dollaro e venti centesimi” è uno di quei racconti che disgraziatamente passano spesso in secondo piano ma fanno emergere e restituiscono tutta la sua umanità.

Sebbene solitario (l’altro grande protagonista del racconto è l’oceano) e in forte contrasto con le altre figure (esemplare la ragazza dai lunghi capelli rossi), il protagonista ha un passato ricolmo di persone e comunica con le persone del presente, malgrado i brevi dialoghi, persino con il silenzio, come con la sua “diversione intorno alle loro coperte”. Una poetica scarna, dei silenzi e dei vuoti, della sospensione e del tramonto, un signor Sneed di cui probabilmente il mondo non ha mai saputo nulla, ipoteticamente tanto uno qualunque quanto una persona straordinaria. Il mare, un cucchiaio, il buio, un leggero vapore.

Indispensabile se hai già letto due o più libri di Bukowski.

fabio

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4 responses

3 11 2010
romo

Letto anni fa.

Di zio buk ho molte cose e mi sono state molto d’auito per ridarmi un po’ di buonumore quest’estate!

Questo di cui parli tu è uno dei migliori secondo me!

21 04 2011
Francesco

Ciao,
questo racconto è fenomenale… brevissimo, semplicissimo, ma ti colpisce dentro, ti tocca nell’intimo fino a farti piangere…
Zio Buk è un grande per questo… e soprattutto bella recensione!!!

21 04 2011
fabio

Ti ringrazio per il complimento. Sì questo racconto è semplice, breve ma soprattutto intenso.

29 02 2012
Anto7A

Racconto stupendo e commovente nella sua semplicità… Da rileggere e da leggere a chi non lo conosce… Una poesia, un racconto, un romanzo in un unica forma…

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