Uochi Toki – Pisa 13/11/2009

16 11 2009

Le chiese sconsacrate sono potenzialmente interessanti. Specie se consacrate a qualche altra attività. Mi capita piuttosto spesso di frequentarne una, il Cantiere San Bernardo, e così ho deciso di andare a (ri)vedere gli Uochi Toki questo venerdì 13 (a dispetto di qualsiasi superstizione, comprese quelle internazionali). Ri perché li avevo già visti qualche mese fa al Tago Mago di Massa, dopo l’inaspettata esibizione di un ottimo Samuel Katarro con le sue ritmiche vocali su dei blues stravolti e contemporanei suonati con la chitarra acustica. E venerdì mi sono piaciuti di più rispetto alla volta prima (o “alla prima volta”, è altrettanto vero).

Alle undici meno un quarto ero lì, e anche stavolta un’esibizione a sorpresa. Pensavo che l’apertura fosse locale, ma c’era (quello che poi ho riconosciuto essere) Zona mc. Sono arrivato verso la fine del suo monologo-flusso-rap epistemologico sopra un ticchettìo da sveglia sul comodino. Dai ragionamenti sulla ripetizione -acritica e non- per la fissazione della conoscenza o sulle rime come limitazione, da Carmelo Bene ai cieli di carta (saranno quelli del sig. Paleari?), ad altre cose ancora che richiederebbero un maggiore approfondimento rispetto a questa sede, mi è piaciuto. Ha una notevole capacità discorsiva e dialettica, strutturata in maniera più o meno musicale, che non capita di sentire spesso nel rap improvvisato. Non so perché la gente mantenesse una distanza (di sicurezza?), ma magari mi sono perso qualcosa di eclatante ad inizio serata. Chi può sapere.

Gli Uochi Toki. Gli Uochi Toki sono Rico (elettroniche) e Napo (rap). È sicuramente una presentazione superficiale, ma non voglio essere pedante o prolisso: ogni presentazione sarebbe inutile, proprio a causa della peculiarità del duo. Non si tratta di un concerto hip hop: al posto di costose sneaker, scarponcini da trekking; al posto di campioni soul, sezioni di metal distorto e digitalizzato; al posto di punchline che fanno scappare un sorriso, versi articolati che portano a conclusioni che lasciano riflettere. Se proprio dovessi continuare con la descrizione in positivo, potrei raccontare dei beat elettronici rumorosi e poco lineari, che in qualche oscuro modo ti tengono incollato, e della innaturale prosodìa del rap, che affida ulteriore responsabilità al testo. Proprio sui testi potrei parlare a lungo tanto da ammorbarvi, ma mi limiterò a citare qualche spunto interessante: il subconscio e la relazione con la quotidianità, la concezione di virilità tra adolescente che va a danza ed è circondato da ragazze vs. adolescente che va a calcio ed è circondato da ragazzi che nello spogliatoio pensano al loro cazzo, il perché mi devo lavare le mani dopo che ho toccato della terra e dell’erba e non dopo che tocco una maniglia del cesso, i giochi di squadra e la competizione come fallimento di socialità e crescita, e molto altro che evito di trasporre. Sono sicuramente più bravi loro a comunicare.

Come sarà trasparso, sentire gli Uochi Toki non è l’esperienza più facile e naturale che si possa fare: bisogna evitare le distrazioni e ragionare. Il rap e le soluzioni musicali sono piuttosto cervellotiche, (giustamente) non necessariamente facili (con l’eccezione di pochi pezzi che suonano da “singoli”: è il caso de “Il ladro” o “Il nonno, il bisnonno” che hanno una struttura musicale e una narrazione meno contorte). L’altra sera ho scelto una postazione che mi ha permesso di sentire adeguatamente quello che veniva fuori, tanto dalle macchine che dal microfono, dato che l’acustica, per chiare questioni logistiche, poteva essere problematica. E cose come “li ami o li odi” o “ti convincono o ti stanno sulle palle” lasciano il tempo che trovano. Sono conscio della loro squisitamente fastidiosa componente stuzzicatrice e sono sicuro di non trovarmi in accordo con tutta la loro musica, ma voglio esprimere qualche considerazione: sia che li mandiate affanculo oppure no (scegliete voi come rapportarvi con un piromane intelligente, un provocatorio straight edge e un sempre attuale confronto con i modelli ideologici, ad esempio), è utile mettere in chiaro che fanno con la loro testa e a loro modo. E che può essere necessario ritornare sulle loro canzoni, prendendo i loro dischi o tornando a sentirli dal vivo. Cosa che farò.

fabio

Uochi Toki: http://www.myspace.com/uochitoki

Zona mc: http://www.myspace.com/lamjula

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2 responses

17 11 2009
romo

E’ da tempo che non sento la musica degli uochi tochi. Sentita sempre mooolto distrattamente e spesso skippata a più riprese. Sinceramente non mi esaltarono molto (a partire dal progetto lazebiose). Le copertine erano cmq moolto spassose e fuori di testa; il sound non era da meno. Mi hai comunque fatto tornare la voglia di risentire la loro roba. Bella recensione del live, che “rompe il culo” anche a quelle di molti blasonati magazine in edicola, spesso frivole e scritte in fretta e furia giusto per riempire spazio. Continua così!

17 11 2009
fabio

Sì in effetti se sentita distrattamente se ne coglie solo un aspetto superficiale. Probabilmente di noia o fastidio. Questo può essere un buon punto di partenza per riavvicinarsi: http://www.youtube.com/watch?v=y2pZ8C7ODSs
Beat, disegni e testo della Madonna (spero la CEI non chieda i diritti).

Grazie per le parole “tecniche”! Sono contento che l’articolo ti sia piaciuto e ti abbia stimolato.

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