Intervista a Kavemura

2 06 2009

Lanozionedeltempo è felice di condividere con voi un’intervista al bravo Kavemura, produttore e dj italiano con diversi dischi all’attivo. Qualche mese fa è uscito il suo ultimo disco, “28”, in vendita su iTunes e amazon.com , e il mese scorso ha rilasciato “May”, beat-tape in free download come il precedente “Overlook”, uscito poco dopo “28”. Trovate tutti i link ufficiali e la discografia a fine articolo, intanto buona lettura!

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Ciao Kavemura, alcuni lettori di LNDT ti conosceranno fin dai primi demo, mentre per altri potresti essere una piacevole rivelazione. Ti va di presentarti?

Certo. Sono un produttore e dj italiano, che cerca di evocare delle sensazioni e fotografare dei momenti attraverso la sua musica. Un incrociatore di generi al quale le etichette vanno strette. Un profondo amante della musica in tutte le sue tinte e sfumature.

Io rientro tra quelli che ogni tanto riascoltano “Senza Siesta”, “Virus”, “30020”, “Homeworx”, “2024”… Il tuo percorso musicale si è evoluto, non ci sono dubbi; senti che siano cambiati degli equilibri nel tuo fare musica, ad esempio nel rapporto tra sperimentazione e stile?Innanzitutto quando si passa dal fare musica con delle parti vocali a fare musica strumentale il cambiamento è a volte molto forte. Quando devi tenere in piedi una canzone senza l’ausilio di parti vocali necessariamente devi rendere la struttura più ricca e variegata. Nei miei primi lavori i beat avevano il mero compito di fare da tappeto sonoro alle parole, di conseguenza passavano leggermente in secondo piano nell’elaborazione di una canzone e sicuramente risultavano meno curati.

Oltre a questo cambiamento dovuto alla forma, c’è però stato anche un cambiamento nella sostanza, nel senso che ad un certo punto ho iniziato a trovare limitante la sperimentazione fine a se stessa, che a volte rischia di ignorare la musicalità e la fruibilità di un pezzo. Con questo non dico certo di accantonarla, anzi, semplicemente credo che sperimentazione e ricerca di una certa musicalità e gradevolezza debbano procedere di pari passo. La sperimentazione da sola difficilmente tocca delle corde emozionali, che poi è il fulcro di tutta la faccenda per quanto mi riguarda.

Credi che la tua arte sia legata a dei contesti geografici o a delle esperienze personali?

Nonostante non possa negare che le esperienze personali abbiano segnato profondamente la mia musica, il contesto geografico sicuramente mantiene una notevole importanza. Che ne so, nel cammino di una ricerca musicale il più possibile personale vedo avvantaggiato uno che viene da una città di provincia, rispetto a uno che viene da una grande città che lo costringe a confrontarsi con la presenza di una scena musicale più forte.

Nel mio caso mentirei se negassi l’influenza che le atmosfere marine e la stessa città di Venezia con la sua storica apertura nei confronti di culture differenti hanno giocato sul mio modo di vedere la musica. Ovvio che non c’è sempre una corrispondenza precisa, ma sfido qualunque musicista a non farsi influenzare dai ritmi dilatati di una città come Venezia.

Parlaci della ricezione della tua musica tra Italia, Inghilterra, Cina e altri (eventuali) posti in cui sei stato.

Ma per quello che ti posso dire ho notato che in vari posti c’è una forte ricezione e voglia di musica nuova, un forte desiderio di novità e apertura mentale. Questa sete di novità altrove è spesso del resto supportata dalla possibilità di vedere gli artisti dal vivo e di assistere a manifestazioni musicali che da un lato appagano in parte questa sete dall’altro contribuiscono a mantenerla viva.

Se in un party a Shanghai magari mettono su un mio cd, e in Italia invece mettono Vasco Rossi o Masini il problema è solo mio che così non vendo i dischi, o davvero ragazzi da noi siamo troppo tradizionalisti e in questo modo stiamo rischiando di perderci i movimenti musicali più interessanti degli ultimi anni? Certo non vale per tutti, ma se escludiamo la nicchia delle nicchie di un paese che conta meno di 60 milioni di persone, beh, parliamo veramente delle briciole. Non è che possiamo continuare a fingere di identificarci nella musica dei tempi dei nostri nonni. I tempi cambiano, e in fretta.

Personalmente, in questi ultimi anni ho ricevuto soddisfazioni davvero inaspettate, riscontri da parte di un pubblico più ampio di quanto mi aspettassi, anche composto da Italiani. Ma sinceramente mi importa abbastanza poco della quantità: miro piuttosto a soddisfare quel piccolo nucleo di fan che riescono a cavar fuori alla mia musica qualche sensazione in più.

Quando produci sei influenzato da qualche altra passione in particolare?

Credo di si, anche se in maniera indiretta. Penso che la mia passione per il cinema mi fornisca degli scenari visivi che poi inconsciamente o meno tento di ricreare con la musica. Ho sempre visto la mia musica come idealmente accompagnata o capace di evocare delle immagini, che poi è l’osservazione che molte volte mi è stata fatta da varie parti. Non mi dispiacerebbe in futuro cimentarmi maggiormente nella creazione di colonne sonore.

Ti capita di ricorrere a qualche luogo, pratica o situazione per sviluppare l’ispirazione artistica?

Ahahah. Questa suona come la domanda trabocchetto per sapere di che droghe mi faccio prima di produrre…no a parte gli scherzi, devo dirti che sento la musica in maniera davvero istintiva e mi basta creare la situazione adatta per mettermi a produrre, che ne so, una stanza con le mie cose dentro, una luce soffusa e il più delle volte il gioco è fatto.

Trovo però sempre molto ispirante camminare per le strade di una città, particolarmente sul finire del giorno, anche se non ho un luogo prediletto. Poi in genere ritorno a casa e inizio a smanettare. La notte è di sicuro il mio momento ideale per produrre.

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Come descriveresti la tua musica… utilizzando un fenomeno sinestetico.

Di sicuro una musica tendente al blu, tuttavia ricca di varie sfumature sonore.

Suoni qualche strumento musicale? Ti ha mai tentato l’idea di farlo?

Purtroppo non suono alcuno strumento tradizionale, eccetto qualche tastiera, ma confesso di essere perennemente tentato dall’idea di imparare a suonare la chitarra. Essendo mio padre un chitarrista e contrabbassista jazz le occasioni per imparare non mi sono certo mancate in passato, rimpiango solo oggi di non averle sfruttate quando potevo. Non posso escludere che questa perenne tentazione si tramuti in qualcosa di concreto nel futuro.

Raccontaci un’esperienza artistica molto stimolante a cui hai partecipato attivamente.

Pensavo di parlarti di qualche evento o di qualche altra esperienza artistica, ma alla fine, per un discorso più che altro affettivo, voglio raccontarti questa: erano i primi mesi del 2003, i mesi in cui l’amministrazione americana preparava il terreno per la carneficina irakena. L’indignazione montava dentro. Un giorno mi chiama il mio amico Mezen, al quale devo le prime erudizioni da pischello in materia di beat making e molto molto altro. Comunque, un paio di giorni dopo ci ritroviamo alla stazione di Mestre io Mezen Ozono e Ledo a discutere di questo progetto partorito dalla mente di Mezen ma pienamente sentito e condiviso da tutti gli altri, ascoltando in cuffia i nuovi beat del maestro. Nel periodo successivo buttiamo giù idee, ci cimentiamo in jam sessions, ore ed ore di studio per dar vita al nostro grido, al nostro NO ad un’ennesima guerra senza giustificazioni, un No proferito nel linguaggio che meglio conosciamo, la musica. L’unico vero rimpianto del mio percorso musicale è che per cause di forza maggiore questo progetto non si sia mai concretizzato. Nonostante questo credo che l’aver preso parte a quel progetto incompiuto abbia lasciato qualcosa dentro chi vi ha partecipato.

Come nasce l’artwork dei tuoi dischi? Trovo certe scelte grafiche molto belle e adatte…

Come ti accennavo prima non riesco a vedere il discorso musicale come staccato dalle arti visive; fa tutto parte del tentativo pretenzioso di creare un’opera, il più possibile completa. Anche l’occhio vuole la sua parte. Mi fa piacere che apprezzi alcune soluzioni grafiche. In realtà come saprai queste non sono mai nulla di troppo elaborato o complicato, cerco di mantenere un tono semplice ma evocativo, come quando faccio musica.

Qual’è il tuo strumento musicale preferito? Se è possibile scegliere!

Se includiamo il sintetizzatore, e io lo includerei, vado per quello! Poi adoro il piano, e il sassofono. Non lascerei fuori nemmeno il giradischi, ha potenzialità illimitate.

Il live più bello che hai visto.

Wow. Dicembre 2001, neve alta in mezza Italia. Io e il mio compare Nashe, fan del giorno uno del gruppo, ci imbarchiamo in uno dei pochi treni per Bologna per vedere Cannibal Ox + un tale Aesop Rock a supportare + un mostro di dj di cui mi spiace di non ricordare ora il nome. Coda allucinante fuori dal locale e freddo della madonna. All’una circa, con noi ormai carichi all’inverosimile, un tizio il cui tono vocale fa tremare l’impianto come un giro di basso inizia a introdurre il gruppo, lasciando poi subito lo spazio alle acrobazie del dj. Poi i Can Ox iniziano sul serio, un pezzo a testa tra loro e Aesop, tutta Bologna nel locale che esplode. Incredibile.

C’è qualche scoperta musicale che vuoi condividere con i lettori de lanozionedeltempo?

Mi prende bene la roba di un duo ungherese, mi pare si chiamino 1000 Names. Hanno da poco fatto uscire il loro disco, hip hop elettronico volendo pure ballabile. Niente male.

Consiglierei però di bazzicare la mecca dei produttori: www.strictlybeats.blogspot.com dove si scoprono costantemente nuovi beatmakers e vari artisti del suono. Davvero bello.

Avremo modo di vedere un tuo live? :-)

Lo spero, nei periodi in cui sono in Italia sono a completa disposizione. Solitamente quando suono nei locali sono più orientato sull’house jazzata e sull’elettronica fatta bene piuttosto che l’hip hop di moda nei club, che purtroppo non è il genere di hip hop che piace a me.

Oltre a questo sto però portando avanti un live set interamente mio, che spazia da sonorità ambient e musica d’atmosfera a hip hop ed elettronica più classici.

Ti ringrazio per questa bella intervista. Concludiamo in bellezza con qualche parola su “May” e, se vuoi, sui prossimi progetti.

May è il punto d’arrivo di un percorso, e come ogni punto d’arrivo è necessariamente anche il punto di partenza di un percorso nuovo. Lo ritengo molto legato al precedente Overlook, anche se fotografa un periodo della mia vita in parte diverso. E’ stato prodotto in modo molto spontaneo, con poche revisioni, e ho tentato di farlo suonare come un qualcosa di omogeneo. Preferisco vederlo come una mezzora di musica divisa in 15 tracce piuttosto che come un disco in senso stretto.

Il prossimo disco al quale sto lavorando sarà invece qualcosa di differente dal passato, se non altro perché ci lavorerò in maniera diversa e lì si mi darò alla più completa sperimentazione, per quanto riguarda i metodi compositivi ma non solo. Non vorrei mai rischiare di adagiarmi su un metodo collaudato solo perché suona bene, mi annoierei e ucciderei la naturale evoluzione delle cose.

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Links

Spazi ufficiali:

http://www.kavemura.blogspot.com/

http://www.myspace.com/kavemura

“28” (iTunes, amazon.com):

http://kavemura.blogspot.com/2009/01/28-album-out-now.html

Free download

“May”:

http://kavemura.blogspot.com/2009/05/may-free-download.html

“Overlook”:

http://kavemura.blogspot.com/2009/02/overlook-beat-tape-free-download.html

 

Discografia:

“Senza nome” (1997)
“Venom in the deep” (1998)
“Dirty breakbeat” (1998)
“Underground juice” (1999)
“Senza siesta” (2000)
“Urban compilation” (2001)
“Synthacrasha” (2001)
“Virus” (2002)
“30020” (2002)
“Ultima canna” (2002)
“Bon apetit” (2003)
“Homeworx” (2004)
“2024” (2004)
“Kavematic” (2004)
“Mutable messenger” (2005)
“Change” (2006)
“28” (2009)
“Overlook” (2009)
“May” (2009)

fabio

 

* breve introduzione dell’artista e news del rilascio di “May”, citazione dei link ufficiali (reperibili a fine articolo) */

 

1 Ciao Kavemura, alcuni lettori di LNDT ti conosceranno fin dai primi demo, mentre per altri potresti essere una piacevole rivelazione. Ti va di presentarti?

 

Certo. Sono un produttore e dj italiano, che cerca di evocare delle sensazioni e fotografare dei momenti attraverso la sua musica. Un incrociatore di generi al quale le etichette vanno strette. Un profondo amante della musica in tutte le sue tinte e sfumature.

 

 

 

 

2 Io rientro tra quelli che ogni tanto riascoltano “Senza Siesta”, “Virus”, “30020”, “Homeworx”, “2024”… Il tuo percorso musicale si è evoluto, non ci sono dubbi; senti che siano cambiati degli equilibri nel tuo fare musica, ad esempio nel rapporto tra sperimentazione e stile?

 

Innanzitutto quando si passa dal fare musica con delle parti vocali a fare musica strumentale il cambiamento è a volte molto forte. Quando devi tenere in piedi una canzone senza l’ausilio di parti vocali necessariamente devi rendere la struttura più ricca e variegata. Nei miei primi lavori i beat avevano il mero compito di fare da tappeto sonoro alle parole, di conseguenza passavano leggermente in secondo piano nell’elaborazione di una canzone e sicuramente risultavano meno curati.

Oltre a questo cambiamento dovuto alla forma, c’è però stato anche un cambiamento nella sostanza, nel senso che ad un certo punto ho iniziato a trovare limitante la sperimentazione fine a se stessa, che a volte rischia di ignorare la musicalità e la fruibilità di un pezzo. Con questo non dico certo di accantonarla, anzi, semplicemente credo che sperimentazione e ricerca di una certa musicalità e gradevolezza debbano procedere di pari passo. La sperimentazione da sola difficilmente tocca delle corde emozionali, che poi è il fulcro di tutta la faccenda per quanto mi riguarda.

 

 

3 Credi che la tua arte sia legata a dei contesti geografici o a delle esperienze personali?

 

Nonostante non possa negare che le esperienze personali abbiano segnato profondamente la mia musica, il contesto geografico sicuramente mantiene una notevole importanza. Che ne so, nel cammino di una ricerca musicale il più possibile personale vedo avvantaggiato uno che viene da una città di provincia, rispetto a uno che viene da una grande città che lo costringe a confrontarsi con la presenza di una scena musicale più forte.

Nel mio caso mentirei se negassi l’influenza che le atmosfere marine e la stessa città di Venezia con la sua storica apertura nei confronti di culture differenti hanno giocato sul mio modo di vedere la musica. Ovvio che non c’è sempre una corrispondenza precisa, ma sfido qualunque musicista a non farsi influenzare dai ritmi dilatati di una città come Venezia.

 

4 Parlaci della ricezione della tua musica tra Italia, Inghilterra, Cina e altri (eventuali) posti in cui sei stato.

 

Ma per quello che ti posso dire ho notato che in vari posti c’è una forte ricezione e voglia di musica nuova, un forte desiderio di novità e apertura mentale. Questa sete di novità altrove è spesso del resto supportata dalla possibilità di vedere gli artisti dal vivo e di assistere a manifestazioni musicali che da un lato appagano in parte questa sete dall’altro contribuiscono a mantenerla viva.

Se in un party a Shanghai magari mettono su un mio cd, e in Italia invece mettono Vasco Rossi o Masini il problema è solo mio che così non vendo i dischi, o davvero ragazzi da noi siamo troppo tradizionalisti e in questo modo stiamo rischiando di perderci i movimenti musicali più interessanti degli ultimi anni? Certo non vale per tutti, ma se escludiamo la nicchia delle nicchie di un paese che conta meno di 60 milioni di persone, beh, parliamo veramente delle briciole. Non è che possiamo continuare a fingere di identificarci nella musica dei tempi dei nostri nonni. I tempi cambiano, e in fretta.

Personalmente, in questi ultimi anni ho ricevuto soddisfazioni davvero inaspettate, riscontri da parte di un pubblico più ampio di quanto mi aspettassi, anche composto da Italiani. Ma sinceramente mi importa abbastanza poco della quantità: miro piuttosto a soddisfare quel piccolo nucleo di fan che riescono a cavar fuori alla mia musica qualche sensazione in piu.

 

5 Quando produci sei influenzato da qualche altra passione in particolare?

 

Credo di si, anche se in maniera indiretta. Penso che la mia passione per il cinema mi fornisca degli scenari visivi che poi inconsciamente o meno tento di ricreare con la musica. Ho sempre visto la mia musica come idealmente accompagnata o capace di evocare delle immagini, che poi è l’osservazione che molte volte mi è stata fatta da varie parti. Non mi dispiacerebbe in futuro cimentarmi maggiormente nella creazione di colonne sonore.

 

 

 

6 Ti capita di ricorrere a qualche luogo, pratica o situazione per sviluppare l’ispirazione artistica?

 

Ahahah. Questa suona come la domanda trabocchetto per sapere di che droghe mi faccio prima di produrre…no a parte gli scherzi, devo dirti che sento la musica in maniera davvero istintiva e mi basta creare la situazione adatta per mettermi a produrre, che ne so, una stanza con le mie cose dentro, una luce soffusa e il più delle volte il gioco è fatto.

Trovo però sempre molto ispirante camminare per le strade di una città, particolarmente sul finire del giorno, anche se non ho un luogo prediletto. Poi in genere ritorno a casa e inizio a smanettare. La notte è di sicuro il mio momento ideale per produrre.

 

 

7 Come descriveresti la tua musica… utilizzando un fenomeno sinestetico.

 

Di sicuro una musica tendente al blu, tuttavia ricca di varie sfumature sonore.

 

 

 

8 Suoni qualche strumento musicale? Ti ha mai tentato l’idea di farlo?

 

Purtroppo non suono alcuno strumento tradizionale, eccetto qualche tastiera, ma confesso di essere perennemente tentato dall’idea di imparare a suonare la chitarra. Essendo mio padre un chitarrista e contrabbassista jazz le occasioni per imparare non mi sono certo mancate in passato, rimpiango solo oggi di non averle sfruttate quando potevo. Non posso escludere che questa perenne tentazione si tramuti in qualcosa di concreto nel futuro.

 

9 Raccontaci un’esperienza artistica molto stimolante a cui hai partecipato attivamente.

 

Pensavo di parlarti di qualche evento o di qualche altra esperienza artistica, ma alla fine, per un discorso più che altro affettivo, voglio raccontarti questa: erano i primi mesi del 2003, i mesi in cui l’amministrazione americana preparava il terreno per la carneficina irakena. L’indignazione montava dentro. Un giorno mi chiama il mio amico Mezen, al quale devo le prime erudizioni da pischello in materia di beat making e molto molto altro. Comunque, un paio di giorni dopo ci ritroviamo alla stazione di Mestre io Mezen Ozono e Ledo a discutere di questo progetto partorito dalla mente di Mezen ma pienamente sentito e condiviso da tutti gli altri, ascoltando in cuffia i nuovi beat del maestro. Nel periodo successivo buttiamo giù idee, ci cimentiamo in jam sessions, ore ed ore di studio per dar vita al nostro grido, al nostro NO ad un’ennesima guerra senza giustificazioni, un No proferito nel linguaggio che meglio conosciamo, la musica. L’unico vero rimpianto del mio percorso musicale è che per cause di forza maggiore questo progetto non si sia mai concretizzato. Nonostante questo credo che l’aver preso parte a quel progetto incompiuto abbia lasciato qualcosa dentro chi vi ha partecipato.

 

10 Come nasce l’artwork dei tuoi dischi? Trovo certe scelte grafiche molto belle e adatte…

 

Come ti accennavo prima non riesco a vedere il discorso musicale come staccato dalle arti visive; fa tutto parte del tentativo pretenzioso di creare un’opera, il più possibile completa. Anche l’occhio vuole la sua parte. Mi fa piacere che apprezzi alcune soluzioni grafiche. In realtà come saprai queste non sono mai nulla di troppo elaborato o complicato, cerco di mantenere un tono semplice ma evocativo, come quando faccio musica.

 

11 Qual’è il tuo strumento musicale preferito? Se è possibile scegliere!

 

Se includiamo il sintetizzatore, e io lo includerei, vado per quello! Poi adoro il piano, e il sassofono. Non lascerei fuori nemmeno il giradischi, ha potenzialità illimitate.

 

12 Il live più bello che hai visto.

 

Wow. Dicembre 2001, neve alta in mezza Italia. Io e il mio compare Nashe, fan del giorno uno del gruppo, ci imbarchiamo in uno dei pochi treni per Bologna per vedere Cannibal Ox + un tale Aesop Rock a supportare + un mostro di dj di cui mi spiace di non ricordare ora il nome. Coda allucinante fuori dal locale e freddo della madonna. All’una circa, con noi ormai carichi all’inverosimile, un tizio il cui tono vocale fa tremare l’impianto come un giro di basso inizia a introdurre il gruppo, lasciando poi subito lo spazio alle acrobazie del dj. Poi i Can Ox iniziano sul serio, un pezzo a testa tra loro e Aesop, tutta Bologna nel locale che esplode. Incredibile.

 

 

 

13 C’è qualche scoperta musicale che vuoi condividere con i lettori de lanozionedeltempo?

 

Mi prende bene la roba di un duo ungherese, mi pare si chiamino 1000 Names. Hanno da poco fatto uscire il loro disco, hip hop elettronico volendo pure ballabile. Niente male.

Consiglierei però di bazzicare la mecca dei produttori: www.strictlybeats.blogspot.com dove si scoprono costantemente nuovi beatmakers e vari artisti del suono. Davvero bello.

 

 

14 Avremo modo di vedere un tuo live? :-)

 

Lo spero, nei periodi in cui sono in Italia sono a completa disposizione. Solitamente quando suono nei locali sono più orientato sull’house jazzata e sull’elettronica fatta bene piuttosto che l’hip hop di moda nei club, che purtroppo non è il genere di hip hop che piace a me.

Oltre a questo sto però portando avanti un live set interamente mio, che spazia da sonorità ambient e musica d’atmosfera a hip hop ed elettronica più classici.

 

15 Ti ringrazio per questa bella intervista. Concludiamo in bellezza con qualche parola su “May” e, se vuoi, sui prossimi progetti.

 

May è il punto d’arrivo di un percorso, e come ogni punto d’arrivo è necessariamente anche il punto di partenza di un percorso nuovo. Lo ritengo molto legato al precedente Overlook, anche se fotografa un periodo della mia vita in parte diverso. E’ stato prodotto in modo molto spontaneo, con poche revisioni, e ho tentato di farlo suonare come un qualcosa di omogeneo. Preferisco vederlo come una mezzora di musica divisa in 15 tracce piuttosto che come un disco in senso stretto.

Il prossimo disco al quale sto lavorando sarà invece qualcosa di differente dal passato, se non altro perché ci lavorerò in maniera diversa e lì si mi darò alla più completa sperimentazione, per quanto riguarda i metodi compositivi ma non solo. Non vorrei mai rischiare di adagiarmi su un metodo collaudato solo perché suona bene, mi annoierei e ucciderei la naturale evoluzione delle cose.

 

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