Offlaga Disco Pax – Socialismo Tascabile (Prove Tecniche di Trasmissione)

2 08 2008

Socialismo Tascabile: il titolo potrebbe già suggerire manifestazioni operaie, barricate rosse, nostalgia sovietica, celebrazioni della rivoluzione d’Ottobre, pugni chiusi, fischia il vento e bella ciao di circostanza e invece in questo disco non c’è nulla di tutto ciò. Questo potrebbe non soddisfare i pseudomilitanti di estrema sinistra che affollano i concerti di Banda Bassotti e Modena City Ramblers, ma noi beceri ascoltatori, non militanti, probabilmente anche sinistroidi ma ormai stufi di memorabilia comunisti e malinconia da quarta Internazionale, riusciamo ad apprezzare anche dischi che non suscitano pogo, sterrato e vino in bottiglie di plastica. Alla sua uscita, nel 2005, “Socialismo Tascabile” fu un piccolo terremoto nel panorama underground italiano, sicuramente una boccata d’aria fresca in uno scenario in cui intellettualoidi grigi con camicie a maniche corte e sottili cravatte nere vanno per la maggiore. Alla militanza fricchettona folkloristica nostalgica di gente come i già citati Modena, gli Offlaga Disco Pax contrappongono un misto di elettronica, indie rock e new wave, che sorregge i testi recitati di Max Collini, scrittore che non divaga in excursus storici mai vissuti per concentrarsi invece su piccole e particolari storie, la maggior parte autobiografiche, di cui il comunismo è solo il comune denominatore. Senza togliere nulla agli efficaci e spesso minimali tappeti sonori che spaziano dal pop di “Kappler”, all’elettronica cupa di “KhmerRossa” (questi synth vi si inchioderanno in testa), alle divagazioni industriali di “Tono Metallico Standard” fino ai toni più danzerecci di “Robespierre”, la canzone più celebre del disco, oltretutto accompagnata da un video decisamente divertente, la vera particolarità del disco in questione risiede proprio nei testi, come già detto; non vi è un solo secondo di cantato, sono tutti recitati con inevitabile cadenza romagnola e, soprattutto, sono l’opposto dei testi celebrativi dei tipici gruppi di combat rock/folk; testi intrisi di rassegnazione, nostalgia di quando nel paese degli ODP il partito comunista prendeva il 74% e la DC il 6%, ricordi di piccole cose come le cinnamon, i chewing gum che danno il titolo alla quarta traccia del disco (unico non scritto da Max Collini), una cronistoria di un periodo in cui gli sconvolgimenti politici si ripercuotevano anche sulle gomme da masticare o, come in “Tatranky”, sui biscotti. Storie di vita quotidiana, come il conflitto con il tipico professore conservatore in “Kappler”, il primo amore e i dubbi sul socialismo di “KhmerRossa” e l’avversione verso l’alternativismo -indie- snob e supponente -indie- delle persone che pretendono di -indie- conoscere i tuoi ascolti da -indie- come ti vesti in “Tono Metallico Standard” (il commesso di cui si parla pare essere il cantante dei Julie’s Haircut). In sostanza un disco diverso; diverso dai CCCP, diverso dai Massimo Volume, diverso dalla media della scena indie italiana; diverso, e non per il solo gusto di esserlo.

agent.org

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4 responses

2 08 2008
Bra

E io ce l’ho in vinile, con tanto di Tatranky firmato da Max!!! ;-)

2 08 2008
agent.org

ti hato.

2 08 2008
fabio

Malefico, malefico..

[e’ ottima anche la copertina!]

26 09 2008

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