Breve resoconto Here I Stay festival -terza edizione 25-27 luglio 2008

29 07 2008

Stanco [fisicamente] e felice, cerco di scrivere qualcosa sulla terza edizione di questo bel festival… La prima cosa che merita di essere citata è l’organizzazione e lo staff: sempre in movimento e col sorriso sulle labbra, organizzare bene e in maniera precisa e sempre puntuale un evento del genere [con una quantità non indifferente di artisti da seguire] non è cosa da tutti. Il clima era molto amichevole e alla mano, sia tra gli spettatori che tra pubblico e artisti che tra pubblico e staff [non sono un artista quindi parlo dal mio punto di vista, quello dello spettatore].

Un’altra cosa assolutamente degna di nota è la direzione artistica dell’evento: non mi hanno appassionato tutti i concerti [de gustibus] però è altrettanto vero che non ce n’era uno che non fosse davvero interessante. Questa è già di per sé una cosa magnifica.

Eravamo in tanti, intorno al migliaio [penso di poterlo dire con sicurezza], tra campeggiatori e pubblico venuto per una sola serata delle tre; e quando vedi una folla spostarsi da un palco all’altro per andare immediatamente al concerto successivo, beh è un piacere [c’erano due palchi, e la disposizione degli strumenti e il check avvenivano in tempi utili, i tempi morti tra un live e l’altro erano quasi inesistenti].

Il campeggio e la gestione dei servizi era ottimale. La location era bella e suggestiva. :-) [Lo Sleepwalkers di Guspini con i suoi ulivi e le sue viti].

Come si potrebbe facilmente immaginare, sarebbe quantomeno prolisso parlare di ogni concerto di questa tre giorni, trattandosi di una media di 7-8 ore di musica al giorno [dj set esclusi] e di una ventina abbondante di gruppi. Mi limiterò a scegliere, basandomi puramente sui miei gusti, 3 artisti per ogni giornata. [Premetto che sarà difficile sceglierne solo 3 per giornata e che non ho avuto modo di vedere gli Il Moro e il Quasi Biondo, Vanvera e i Lupe Velez].

Venerdì. Vermillion Sands -un tuffo nel passato, un salto di una cinquantina di anni. Un’ottima energia e una convincente bravura nella composizione dei pezzi [molto freschi e contaminati al punto giusto]; impossibile rimanere fermi/indifferenti.

Ladies and gentlemen, the… Enon! Rock indipendente per palati fini ma non necessariamente per “muso snob” o alternativi acritici, bravissimi sia in studio che in live -dove una formazione di chitarra-voce, basso-voce e batteria non fa sentire la mancanza di synth, archi e altri strumenti presenti sui dischi. Veramente freschi e capaci, un ottimo sound e un live bellissimo.

Mynerdpride. Tre game boy, una kaoss pad, un mixer e un vocoder [credo di non dimenticare nulla]: un blend esplosivo di 8 bit music e strofe stilose quanto nerd, tra drum ‘n bass e techno e altro ancora, ma fondamentalmente diverso da tutto ciò. L’imperativo è ballare.

Sabato. Benvenuti nella follia! Il microcosmo dei Father Murphy non è propriamente musica sperimentale, ambient, lo fi, post-qualsiasicosa; è più una parentesi psico-onirica orchestrata e condotta da voci in pitch variabile, chitarre elettriche che dilatano il tempo, percussioni improvvise ma calcolate, pattern maniacali di tastiere bizzarre. Ottima musica e ottimo concerto.

The Mojomatics. Suono compatto e pezzi tirati, rock ‘n roll dalle ottime influenze, presenza scenica molto forte e grande bravura d’insieme -un live in cui è impossibile non venire coinvolti. Finalmente ho capito il perchè dietro la diffusione capillare delle loro magliette :-) Veramente potentissimi e competenti!

The Love Boat. Garage spensierato ma non banale, fanno-saltare-i-culi. Perfetto per ogni fine settimana e per tutte le stagioni, per i grandi e i piccini. Peccato per la mia stanchezza, non sono riuscito a sentirli al massimo della mia forma però ho apprezzato, mi sono divertito e hanno decisamente convinto -sono molto bravi e sotto il palco è puttanaio assicurato!

Domenica. June: pianoforte, violino, xilofoni, voce femminile, basso, chitarre, voce maschile, batteria. Un piccolo gioiello dalle sonorità delicate ma coinvolgenti, un pizzico di sperimentalismo, situato in qualche luogo imprecisato tra ambient e post-rock. Veramente bravi.

Neeva! Un live veramente interessante tra dubstep, drum ‘n bass e hip hop strumentale oscuro e ossessivo, tra repentini reverse e battute spezzate, loop malati e un goccio di trash. E’ veramente un peccato che si era proprio in pochi a ballare, probabilmente in Sardegna non c’è tanta cultura dnb o dubstep come in altre parti d’Italia. Però la musica era di qualità.

Golfclvb. Punk sintetico e contemporaneo? Boh. Definire brevemente i Golfclvb non è tanto semplice e nemmmeno utile. Quel che conta sono le linee portanti ad opera di una Farfisa rozza e contagiosa, una batteria imprevedibile, basso, chitarra e voce che non abbandonano le orecchie di chi sta sotto il palco. Assolutamente da vedere!

Ci vediamo l’anno prossimo alla quarta edizione!

fabio

http://www.hereistay.com/

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