Brainticket: un nome, un perché. “Cottonwoodhill”, primo lavoro dell’enigmatica formazione trainata dal tastierista e flautista belga Joel Vandroogenbroeck, costituisce proprio il biglietto per una gita verso le regioni più remote ed oscure della mente. Un viaggio allucinato ed ossessivo durante il quale la sensazione di non tornare più diventa soffocante, un (bad)trip tra progressive, krautrock e psichedelia, un susseguirsi di deliri più o meno musicali fatti di organi e chitarre distorte, ritmi ipnotici, rumori stridenti e vocalizzi femminili sessualmente allusivi: tutto questo è “Cottonwoodhill”. Del resto Leggi il seguito di questo post »
Brainticket – Cottonwoodhill
19 05 2009Commenti : Lascia un commento »
Tag: 1970, bellaphon, brainticket, cosimo lampis, cottonwoodhill, dawn muir, germania, hellmuth kolbe, joel vandroogenbroeck, krautrock, progressive, psychedelia, ron bryer, toad, werni fröhlich, wolfgang paap
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Africafunk: The Original Sound Of 1970s Funky Africa
9 11 2008“African Rhythms, makes clap your hands! African Rhythms, makes you wanna dance!” così esordisce “AFRICAFUNK: the original sound of 1970 Funky Africa” nella prima traccia..e mantiene la promessa!
Quest’opera si presenta come una raccolta essenziale di 13 brani di puro Afro-funk, selezionato per noi dall’etichetta Harmless Records nel 1999.
Africafunk può vantare la presenza di artisti di tutto rispetto, che hanno fatto la storia della musica pop e popolare africana e che perciò garantiscono la qualità di questa produzione. Giusto per dare Leggi il seguito di questo post »
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Tag: 1998, africa, africafunk, afro, fela ransome kuti & africa 70, funk, harmless, ice, inghilterra, lafayette afro rock band, manu dibango, matata, mombasa, mulatu astatke, oneness of juju, peter king, the original sound of 1970s funky africa, tony allen, vecchio, wali & the afro caravan
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Battles – Mirrored
12 10 2008Io non credo troppo a tutti i generi e le etichette che si inventa la critica musicale. Odio termini come IDM, post-rock, neo new-wave, mathcore, math-rock. Eppure di quest’ultimo genere i Battles si sono imposti nel 2007, dopo tre ottimi EP, come gli esponenti più creativi, interessanti e divertenti, soprattutto per quanto riguarda le loro esibizioni live (Brian Eno afferma che sul palco sono tra le formazioni più trascinanti degli ultimi anni). Per eliminare il grigiore nerd che un termine come “rock-matematico” può suggerire a coloro che manco sanno in cosa consiste, i Battles, al secolo Leggi il seguito di questo post »
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Offlaga Disco Pax – Bachelite
26 09 2008Ripartiamo da “Socialismo Tascabile”, perché se volessimo mischiare i primi due dischi degli Offlaga Disco Pax in un solo lungo LP non avremmo alcun sentore di discontinuità. Ripartiamo quindi da una new wave fredda, minimale e a tratti straniante sopra la quale scivolano in parallelo testi che mischiano socialismo, ricordi, racconti, fotografie di un’Italia che (forse) non c’è più e la fine degli anni ‘70 in tutto il loro splendore; ma facciamo anche qualche passo in avanti, dal momento che “Bachelite” non è affatto il gemello minore di “Socialismo Tascabile”. Loro sono Max Collini, Daniele Carretti ed Enrico Fontanelli, tre mosche bianche che tentano di fare l’impossibile: raccogliere l’eredità dei CCCP, filtrare tutto nelle frequenze metalliche di un Moog e un Casiotone e smembrare il canto Leggi il seguito di questo post »
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Gabor Szabo – Faces
6 09 2008“Faces” è uno degli ultimi dischi del chitarrista ungherese Gabor Szabo prima della sua prematura scomparsa. Uscito per la Mercury nel 1977 sotto la produzione di Wayne Henderson [Crusaders] e suonato assieme a una buona parte dei Pleasure [quelli che fecero uscire "Joyous"], Ernie Watts e altri musicisti ancora, è un disco con tanti bei momenti, dove il jazz non manca di confrontarsi con altri stili e influenze di quel periodo.
Meritano assolutamente una segnalazione: “Magic Misty Faces”, canzone riflessiva e vagamente mistica, la meravigliosa “Gloomy Day” [e quì sono di parte, perchè ogni volta che si arresta il piano elettrico e riparte la chitarra con le voci in sottofondo vado a star bene, forse per il legame con un certo pezzo che Leggi il seguito di questo post »
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The Jimmy Castor Bunch – E-Man Groovin’
3 09 2008Poche chiacchere per dischi come “E-Man Groovin’”: la title-track, che apre il disco, è un massiccio funk che incita alla danza [con tanto di bassi pesantissimi e percussioni altrettanto potenti], “Space Age”, la mia preferita, è un concentrato di stile, dalle strofe cantate al sintetizzatore, il testo è spensierato e funktascientifico; “I Love A Mellow Groove” proietta il corpo sulla pista con chitarra e basso, ha una spinta incredibile e inaspettatamente passa ad un hook piuttosto mieloso rispetto alla canzone [in strofa è vocalmente e liricalmente più aggressiva e scatenata, al ritornello è più patetica e Leggi il seguito di questo post »
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Tipsy – Uh-Oh!
2 09 2008Ce l’hanno fatta, è provato. “Uh-Oh!”, la macchina in grado di viaggiare attraverso lo spazio e il tempo, è stata realizzata con successo a San Francisco dai due ingegneri David Gardner e Tim Digulla nel 2001. Anche se la notizia del veicolo del team dei Tipsy non è ancora giunta alle orecchie di tutti. [Probabilmente perché non è un viaggio da tutti]. Ma dato che ogni volta che posso mi ci faccio un giro, condividerò un mio diario di bordo.
Si accendono i motori con “Hard Petting”, e poco dopo un flauto annuncia l’arrivo nella buffa giungla di “Papaya Freeway”. “Hey!”, è tempo di andare via, bpm più sostenuti, fischi e suoni bizzarri, uniti a fiati repentini e chitarre anni ‘50 segnano il passaggio della navicella Uh-Oh!. Ed ecco l’arrivo in un’altra destinazione: “Sweet Cinnamon Punch”, un vero e proprio idillio tessuto da clarinetti e corde, con delle parentesi Leggi il seguito di questo post »
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Boards Of Canada – Twoism
27 08 2008“Twoism”: avvolgente e senza confini spaziali come una nuotata di notte. E’ difficile trovare più di un modo efficace per definire l’ultimo lavoro autoprodotto [per la loro Music70] dei Boards Of Canada. E’ difficile perché è a suo modo omogeneo, perché è misterioso, perché è intimo. Come si potrebbero descrivere la carica di “Sixtyniner”, il senso di sdoppiamento fisico di “Basefree”, Leggi il seguito di questo post »
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Funkadelic – Maggot Brain
14 07 2008Ci sono alcune cose che fanno perdere il controllo delle emozioni. Nel mio caso, ad esempio, non riesco ad immaginarmi il 1971, i Funkadelic nel 1971 [Clinton, Worrell, Hazel, per citarne giusto tre] e un live dei Funkadelic nel 1971, onde sismiche che attraversavano interi continenti per scuotere intere culture.
“Maggot Brain”: una tra le mezz’ore più intense che si possano sentire su disco. Pura follia, coscienza sociale, divertimento e creatività musicale.
La titletrack, che apre il disco, è uno struggente solo di chitarra elettrica [Eddie Hazel] che passa da un canale all’altro, accompagnato esclusivamente da un semplice giro di chitarra e una batteria nel background: pelle d’oca. Comincia “Can you get to that”: incipit, cori e strofe in gran stile e focus immediato sul messaggio; “Hit it and quit it” è una benedizione da parte di Bernie Worrell -alle prese con organo e Leggi il seguito di questo post »
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